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Superbonus sempre meno super. Dopo i depotenziamenti dell’anno scorso, nuovo colpo di scure del Governo sull’agevolazione edilizia, che in origine era al 110 per cento. Con il decreto legge 39 del 2024 stop a cessioni del credito e sconti in fattura. E’ confermata la riduzione dell’agevolazione al 70 per cento. Ma modifiche alla norma sono ancora possibili, perché il Parlamento entro maggio deve convertire il decreto in legge, altrimenti decade. Gli addetti ai lavori sono in attesa per capire quale sarà la cornice normativa definitiva.

In base alle norme vigenti, ecco le date spartiacque per i proprietari di immobili. Chi ha presentato una Cilas, il modello unico semplificato, entro il 16 febbraio 2023 è salvo. Può ancora effettuare cessioni e sconti, ma soltanto se al 30 marzo 2024 ha già effettuato spese, collegate a fatture per lavori effettivamente realizzati.

Chi ha avviato i lavori nel 2023 e ha ricevuto e pagato almeno una fattura entro il 4 aprile 2024 può ancora usufruire della vecchia normativa, ma l’agevolazione scende al 70 per cento.

La stretta vera e propria è per chi ha ricevuto almeno una fattura entro il 4 aprile 2024, ma non l’ha pagata. Anche perché è stata cancellata la remissione in bonis ovvero non è più possibile modificare o integrare la documentazione tecnica e fiscale già presentata. Nel 2025 la detrazione si ridurrà al 65 per cento.

Invece proseguono almeno per tutto il 2024 gli altri incentivi per l’edilizia: bonus ristrutturazioni, ecobonus, bonus verde e bonus barriere architettoniche. Salta invece il bonus Iva sull’acquisto di case “green”.

Commenta Antonio Mattio, presidente di Ance Torino, associazione dei costruttori: “Ci sono imprese che si erano strutturate per questo efficientamento energetico, che secondo dati che noi abbiamo alla mano possono avere un forte calo nel 2024, che può variare dal 50 all’80 per cento del proprio fatturato. Chiediamo una maggiore credibilità nelle regole, che il legislatore ci cambia continuamente e non vanno bene”.

Ricordiamo che ci sono due conseguenze fiscali per chi ha usufruito del superbonus. La prima: cambia la rendita catastale. Per le seconde case quindi sale l’Imu. Per le prime case invece aumenta l’Isee del proprietario. La seconda: chi vende la casa migliorata entro dieci anni dalla fine dei lavori, pagherà una tassa in più, il capital gain.

Intervista ad Antonio Mattio, presidente di Ance Torino

Montaggio di Beppe Serra
 

 

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